La mia è una riflessione costante sul mistero del processo creativo e sull’artista come tramite.
Utilizzo uno strumento, la materia, nella fattispecie la carta, il cellotex, la sabbia, l’intonaco ed anche elementi naturali rami, alghe, sassi. Mi avvalgo spesso del frottage per rintracciare segni parlanti da un altro luogo che non è necessariamente il passato bensì un “altrove da qui”, sconosciuto e misterioso che parzialmente si svela attraverso segni emergenti in superficie dal profondo, affioranti sul filo del reale e pronti a perdere consistenza come i sogni, se non prontamente e delicatamente fermati. Ma la materia ha essa stessa un codice linguistico proprio e primariamente lo palesa e “forza” il messaggio. Così la carta parlerà con la propria trasparenza, la sabbia con la scabrosità e il cellotex con i suoi molteplici registri (le sue texture).
L’incontro tra questi due ordini di realtà si substanzia in lavori che riescono a raggiungere un carattere univoco. La materia diviene il riverbero, il sostegno ed il megafono del segno sotteso che dal profondo, dal luogo “altro”, spinge. La voce è un canto muto che interroga, chiama ma senza trattenere. Da artista, scelgo di ascoltarlo, al di là delle grida e del rumore, laddove l’onda si appoggia, mistero nel silenzio.
Esploro la fragilità, la caducità, ciò che si nasconde nelle pieghe del reale e rischia di non essere visto. La mia attenzione è “chiamata” da ciò che si annida nel silenzio.
Per questo, spesso e volentieri, scelgo la carta perché meglio di ogni altro medium lo esprime. Essa ha la trasparenza, la fragilità, la leggerezza e la duttilità necessarie a tradurre il dato sensibile del reperto emerso e portato in primo piano; attraverso il suo tramite il segno viene “spiaggiato”. A me la responsabilità dell’accoglienza.
Caterina, Giugno 2018

Opere

 

Diagram4 - 2018 - monotipo su carta su cellotex - cm 60x70

Landscape - 2017 - frottage su carta su mdf - cm 23x34,5

PRE-HISTORIC
2017

Con disinvoltura attraverso sapienti impronte stratigrafiche, Caterina Ciuffetelli dialoga con l’osservatore in un percorso narrativo tra pittura e suggestione letteraria. Sistematiche contaminazioni di generi e linguaggi diversi, (frottage, monotipi) conducono ad esiti formali interessanti, articolano un viaggio per inediti percorsi.


 

Langage 17 - 2008 - sabbia e intonaco su cellotex - cm 50x50

LANGAGE
2008/2009

Nelle opere della serie Langage di Caterina Ciuffetelli è proprio il senso essenziale della sacralità del linguaggio ad avanzare verso lo spettatore, con tutta l’immediatezza dell’impressione visiva.


 


 


 

Caterina Ciuffetelli - Half wheel - 2003 - acrilico e vinilica su cellotex - cm 50x70

WAVE
2003

Che cosa resta della lezione impartita dall’arte astratta? E’ ancora attuale il tentativo – come direbbe Léon Gischia – di “sostituire al reale imitato un reale immaginario”? Non solo: si può continuare a parlare di originalità…? Sono domande ricorrenti da quando la pittura dell’ultimo decennio ha imboccato la strada del realismo o dell’iperrealismo.


 

Caterina

Caterina Ciuffetelli (L’Aquila) ha frequentato in Umbria, dove vive e lavora, lo studio dello scultore Umbro Battaglini, scomparso recentemente.

Un vero e proprio work in progress caratterizza l’opera della Ciuffetelli, attraverso cui il segno – piccolo o grande, curvilineo, spezzato, scavato o appena graffiato a rilievo, comunque restituito mutevole dalla luce – diventa elemento caratterizzante del suo modo di rappresentare se stessa e il mondo in forme astratte. Il segno, che s’impone sulla materia dello sfondo e che diviene esso stesso materia, dà forma ad un linguaggio che sembra maturare da una ricerca, quasi archeologica, di essenze residuali. Il segno, inoltre, è tracciato su un supporto in cellotex, materiale ottenuto da segatura e colla e quindi riconducibile alla naturalità del legno, che è scelto per tornare alle radici del proprio iter pittorico e insieme all’origine dell’esistenza.

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