Mosaic

Caterina Ciuffetelli torna alla Galleria Forzani con la sua ultima personale “Ordine Imperfetto”; una selezione accurata di lavori che dal 2017 inquadrano bene la sua ultima produzione.

C’è una questione eternamente aperta che infesta le menti di scienziati e artisti allo stesso modo, imperscrutabile quanto ammaliante risulta logorante per costituzione, il tempo. Acquistando quasi valore economico il tempo si spende ma mai riesce ad essere valutato o barattato in nessun modo. Questo ci spinge a cercare una merce di scambio talmente preziosa da poter arrivare ad aggiudicarsi una sua porzione in più, un momento. L’opera d’arte è una delle rare materialità che può avvicinarsi a questo bisogno, l’opera seppur possa consumarsi tenendoci eternamente legati a quel dubbio sul motivo della creazione, o meglio ancora l’idea creativa che la muove, avvicina l’artista al suddetto momento.

Caterina Ciuffetelli partecipa alla ricerca a modo suo, nel suo studio detiene il segreto dei segni che ricalca ad uno ad uno e che divengono poi le cellule del lavoro concluso. Il tempo necessario alla completa esecuzione è eternamente vario, ogni frottage è realizzato senza fretta ma necessariamente.

I tre cicli presentati in mostra sono ricordi di momenti diversi. Prehistoric è un rimando a segni di civiltà passate ma detiene in se uno sguardo estremamente contemporaneo sulla questione eternamente aperta del linguaggio e della sua interpretazione. Le tracce di questa serie mescolano questioni legate alla comunicazione ad altre puramente estetiche e segniche, il senso di queste viene reso meno essenziale dalla resa formale dell’opera e dagli strati della materia, divengono parte integrante della storia, essenziali nella loro illeggibilità. E questi segni da molti decantati come linguaggi perduti sono forse i segni di un “tempo” perduto? La sabbia utilizzata da Caterina è sabbia di clessidra, in “The Hole 2” ritroviamo proprio quel passaggio attraverso il quale la sabbia scorre.

Durante uno dei nostri incontri finimmo inesorabilmente per parlare dei graffiti di Lascaux, seppur non in quanto questi siano stati fonte di ispirazione dei suoi lavori ma per quanto possano essere stati uno stimolo alla stratificazione temporale e sintomo delle vicende che hanno portato alla concezione delle ultime opere.

Leggiamo in Diagram quel passaggio che l’artista compie inevitabilmente per arrivare all’ultima produzione, la stratificazione della materia si fa più fitta mentre appare agli occhi una struttura più lineare dei lavori precedenti, un rinvio ad uno schema che però non ordina, forse una ricerca più programmata e un desiderio di esercizio sul tempo impiegato a realizzare l’opera stessa, elemento questo essenziale per la lettura della serie Mosaic, nella quale gli essenziali segni accostati tra loro non sono più letti come misteriosa comunicazione ma come tasselli temporali. I lavori divengono descrizione di un fluire incessabile, la stratificazione non è più soltanto accennata e flebile ma quasi forzata, spinta o estrapolata che solo la luce può facilitarne la lettura totale.

Caterina lascia la sua impronta utilizzando segni che sono estremamente personali, suoi e di nessun’altro. Ci manifesta la sua presenza, forse ribadisce che non è importante sapere se questo tempo è già trascorso, e ci sta dimenticando, ma ci esorta a lasciare tracce di noi; dalle azioni più concrete alle testimonianze più effimere interveniamo noi stessi a modellare gli strati temporali e l’opera d’arte è spesso lasciare un residuo, è ambire al Tempo totale tramite l’istante, è chiedere l’immortalità.

Lorenzo Rubini

 


 

ORDINE IMPERFETTO

Intendo parlare del tentativo di dare ordine al caos, all’entropia del reale con un sistema di riferimento transitorio, non definitivo e imperfetto che sono le griglie di DIAGRAM o le sequenze di tessere, cellette di alveare, di MOSAIC.
Il reale è caotico, entropico, affastellato, incomprensibile ed a volte orrendo. Attraverso l’arte tento di velare l’orrore e offrire risposte formali. In “Non siamo isole”, un lavoro composto da centinaia di palline di cellotex collocate una accanto all’altra, parlo dell’unione che genera forza e nello stesso tempo l’assemblage è inserito in un rettangolo che diventa essa stessa un’isola. Ad intendere che anche le risposte al caos possono essere contraddittorie e strutturalmente parziali, transitorie. L’esistenza è un mare procelloso ed altalenante e gli appigli incerti e non definitivi. La certezza è la fluidità e l’ordine non può che risultare imprecisa risposta.
Il concetto del tempo lo ricavo dalla metodologia scelta per lavorare, la scansione ripetitiva delle tessere giustapposte di MOSAIC parla di un tempo astratto, raggelato, ascetico, zen. È un tentativo di creare un tempo nel tempo, un tempo fermo dove l’arte trova uno spazio di residenza accogliente. Un tempo altro. Un tempo alterato. Tutto si rallenta per trovare la pace in un ordine che, seppur instabile, offre il conforto di un porto.

Caterina Ciuffetelli