Mostra Clock

CLOCK di Caterina Ciuffetelli
Arredare Designed Space – Terni

7 dicembre 2019 – 11 gennaio 2020

Caterina non dipinge, tesse le sue tele! Non l’ho mai vista all’opera ma la  immagino mentre compie gesti antichi: raccoglie, assembla elementi, ritaglia con cura bordi e fili, pulisce, spiana, guarda le sue “tele” con tenerezza di madre e con autorevolezza di dea. La sua tela “Rolling” da oggi “buca la parete” del soggiorno al centro dell’arazzo di mia madre (tessitrice di seta e di telaio) ed è un dinamico vortice che ti trascina all’infinito, e che dall’infinito porta luce, pace, futuro. “Mancava” ha detto Caterina visibilmente commossa, mentre facevo le prove per trovare l’altezza giusta al “mio” amatissimo Rolling.

La mostra (allestita con gusto, armonia, cura) si “svolge” come il percorso di un viaggiatore che prende il largo ma è ben ancorato alla terra. I primi due lavori, di un avvolgente blu mare, sono vele quadrate, con annessa “mappa oceanica e computer di bordo”, capaci di  portarci negli “oceani della tranquillità”. A destra, con una certa discrezione ma con prorompente dinamismo, anamorfiche bollicine riproducono trasparenze di fiume, di sabbie dorate. poi frammenti, fenditure  di luce risucchiano l’ombra e ci fanno dimenticare  l’oscurità

Sospese, due opere “che si danno le spalle” e ti invitano a “girare intorno”, a ruotare, a tornare indietro e trovare Seams (imbastiture) e sono cielo, mare, abisso, onda, Hole (ho tradotto vortice!), Seams (ho tradotto attaccature!) e tu sei come non mai navigante di te stesso.

E, dopo una emozionante croce di Sant Andrea, con i punti cardinali che evocano fasci infiniti di radiazione luminosa, calda che dalla terra porta direttamente negli inesplorati spazi dell’essere, si incontra la grande spirale (io la chiamo così, dopo essermi “accaparrata” la piccola spirale, che accompagna le mie piccole evoluzioni quotidiane, e il ritiro nelle mie ctonie tane del passato). Lei lo ha chiamato L’inizio  e a me, con una prepotente suggestione, mi si è dispiegata la frase, “ Au commencement c ’est la beauté”,  a commento di uno straordinario balletto di  Maurice Bèjart, che partiva dallo srotolamento di un tappeto in cui dentro si trovava una crisalide-ballerina, Ecco la grande spirale si “muove”, secondo un incessante ritmo di esplosione e di implosione, una sorta di Dna dell’universo, “danza”  nella tela e srotola felicità, mistero, culla, principio, grembo della terra ed ellisse del cielo. .

Poi arriva la bussola che lei ha chiamato “Direction” (è curioso si dice così sia in inglese, che in francese che in spagnolo!) e anche per me è come se fosse una freccia, un orientamento che ti invita ad immergerti nell’azzurro, non senza essere passati da due segnali, criptici, semplici, immediati, (Caterina li ha intitolati “Passaggi”) che sono comunque tracce antiche, di una terra feconda, di una divinità madre che nel suo grembo antico nasconde l’azzurro e la luce, una azzurra luce che esplode nella sala attigua dove l’arcaicità è di casa e dove il passato e il futuro si congiungono nei misteriosi codici–di un asimmetrico rombo di luce che esce, nasce dalla tela e ti travolge.

Del Novantanove. Il numero 99 è un numero molto potente, composto dalla vibrazione raddoppiata e dall’energia del numero 9, che rappresenta, come ho tratto da varie fonti “esoteriche”, la forza interiore e la saggezza, la comunicazione, la leadership, l’esempio positivo, l’intuizione, l’umanitarismo, il risveglio spirituale e l’illuminazione spirituale, l’altruismo, il servizio agli altri, le Leggi spirituali universali, il lavoro di luce e lo scopo della vita divina e dei bellissimi segni/alfabeto (mi manca la foto  ma ce l’ho ben presente il giorno che l’ho fotografato, Caterina lo aveva poi portato a Roma, il titolo di questo magico quadro è “Asemic” che non ha dunque un contenuto semantico specifico).

I segni/contrassegni, si rincorrono secondo un ordine preciso, in una chiara sequenza.frase [non si ripetono come i 99 quadratini o come le tessere rettangolari che ricordano, con emozione e commozione  le paleolitiche pietre scheggiate, i percussori e chopper (Un ciottolo (chopper), generalmente di selce, viene scheggiato su una sola faccia da un altro ciottolo che funge da percussore, con un colpo perpendicolare alla superficie.

fonte Museo Apve (associazione pionieri e veterani eni) via Piana delle Orme – Roma)) I reperti

sono stati donati al Museo da geologi che hanno lavorato con l’Agip Mineraria nei deserti del Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia e Libia)]

ma parla all’interiorità con la forza di un “Codice dell’anima (Ho rubato il titolo a James Hillman! Psicologo analista junghiano, americano di nascita ma europeo di cultura )

Si diceva che, in questo azzurrissimo e accattivante quadro, i segni/lettera  sono un vero e proprio alfabeto, come quello individuato dall’ archeologa Marija Gimbutas, nel suo 2° volume dedicato alla Civiltà della Dea (M.Giumbutas, Il mondo dell’antica Europa -Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, nel quale la filosofa –archeologa prefigura l’esistenza nel corso di 25.000 anni di civiltà matriarcali in Europa, l’ipotesi  di come siano nate le prime forme di scrittura)

Lettere “pescate” dalla memoria ancestrale di questa “visionaria” eppur reale artista che si muove con disinvoltura tra passato e futuro in un’armonia di segni essenziali e di evocazioni poetiche.

Il nostro pellegrinaggio-viaggio si chiude (in realtà dilata gli orizzonti dell’esperienza e invita a ricominciare, a ripercorrere ancora spazi e tempi “fissati”, trapuntati nelle tele/carte/arazzi impunturati, in simboliche geometrie sacre) con la parete istoriata da trame, linee, reti, spirali mozzate, Landscape.(e un moto del cuore traduce paesaggio – che è ciò che tu vedi, con gli occhi della mente e del cuore, non panorama, la vista che appare agli occhi di tutti)  E’ la mia parete, quella che accoglie Rolling, e che nell’insieme ho intitolato “paesaggi interiori” (È una bella e suggestiva definizione della filosofa spagnola Maria Zambrano, da me particolarmente amata)

Il giorno dopo, mentre visito, rapita, la mostra di Maria Lai al MAXXI di Roma (Maria Lai Tenendo per mano il sole 2020), penso alle tele di Caterina e al mio affetto, alla mia stima e alla mia gioia e mi sento parte in causa, condividendo nell’interiorità la frase della Lai “L’arte è il gioco degli adulti”

Arcangela Miceli